Content marketing: moda o tendenza?
Va molto di moda, il content marketing. Piace a Google. Piace alle agenzie di digital p.r. . Vedremo se piace anche agli utenti.
Favorito dai social media e da tutti gli strumenti di condivisione, da un lato, e dal bisogno di informazioni di approfondimento (se possibile neutrali), dall’altro, alcuni lo contrappongono all’advertising tradizionale, altri invece lo considerano uno strumento di complementare agli strumenti di comunicazione più orientati al prodotto.
Vorrei evidenziare alcuni dati interessanti su Socialmediaitalia e un’infografica riassuntiva davvero esaustiva di Simone Caracciolo.
Ma quali sono i “contenuti utili” con cui le aziende comunicano, con l’obiettivo solo indiretto di creare attenzione sul proprio marchio/prodotto?
Segnalo alcuni esempi.
Whitepapers
Molto usati nei settori “tecnici”, perché consentono approfondimenti articolati e strutturati, sono trattazioni più o meno corpose, in cui gli argomenti vengono sviscerati in modo analitico.
Veam , ad esempio, addirittura dedica ai whitepapers una sezione intera del suo sito.
Del resto…se li usa anche Google, come nel caso del rapporto Fattore Internet commissionato a BCG…un motivo ci sarà.
Infografiche
Rappresentano dati e concetti in modo grafico, e sono contraddistinte dal pregio della sintesi, della leggibilità e della forza dello storytelling.
Eccone un esempio: l’infografica di e-spresso, con cui si illustra il percorso ottimale per realizzare una campagna di e-mail marketing di successo.
Video
Contenuti non sono solo testi, o immagini, ma anche video. Molto diffuso, soprattutto tra i player americani, l’uso di customer success storis o casi di studio. Webtrends utilizza appunto la modalità video.
Ricerche
Altro “contenitore” di contenuti divulgabili in rete sono le ricerche.
Tre, in questo caso, sono gli approcci che ho osservato:
1) ricerche interne, svolte all’interno dell’ufficio studi delle imprese; ne è un esempio lo studio svolto da Enter sul mercato dei server virtuali
2) ricerche esterne “unbranded”, commissionate dalle aziende ad istituti di ricerca senza che compaia il nome di questi ultimi; il caso in questione è quello di Avanade
3) ricerche esterne “branded”, commissionate a società di ricerche di mercato o enti di ricerca, la cui neutralità dovrebbe conferire autorevolezza ai contenuti divulgati; è ormai storica, in questo senso, la partnership tra Colt e IDC, qui sostanziata attraverso una ricerca sulla Unified Communication
e-book
Meno diffusi in Italia, più utilizzati oltreoceano, sono gli e-book. Come nel caso dei whitepaper, anche gli e-book si prestano all’approfondimento di contenuti complessi. Ad esempio, quello promosso da Dell e Intel su virtualizzazione e consolidamento dei network, o il caso bizzarro di un e-book sponsorizzato da General Electric, The Domino Project, segnalato qui.
Per concludere, due fonti interessanti:
1) come rendere più comunicativi i contenuti, mettendogli un vestito attraente: una guida di Seomoz
2) 42 buone regole per fare content marketing: il Content marketing Playbook
Per chi fosse interessato alla discussione, se ne parlerà anche il 6 ottobre durante la prossima settimana della Comunicazione Milanese all’evento/dibattito dal titolo “CPM versus Like” ideato da The Good Ones.





